Panigaglia


Alcune note dell’Associazione Culturale di Promozione Sociale POSIDONIA in merito all’impianto di rigassificazione della società GNL Italia, impianto sito nella baia di Panigaglia del Comune di Porto Venere

 

Porto Venere 27 ottobre 2010

       Queste note vogliono far conoscere un grave problema del nostro territorio, la presenza dell’impianto di rigassificazione della GNL Italia all’interno del Golfo della Spezia, nel territorio del Comune di Porto Venere, e il progetto di ampliamento presentato dalla società nel giugno 2007.

       Per una maggiore chiarezza espositiva  procediamo per punti.   


Alcuni dati sull’impianto attuale e sul progetto di ampliamento presentato da GNL Italia
    L’impianto ha attualmente una capacità di rigassificazione di 3,5 miliardi di mc annui, ha un sistema di stoccaggio costituito da due serbatoi della capacità complessiva di 100.000 mc (utile operativa di 88.000 mc), ha un pontile che consente l’attracco a metaniere fino a una capacità massima di trasporto di 70.000 mc, ha tre vaporizzatori più uno di riserva ed emette in atmosfera 174,3 tonnellate annue di NOx cui vanno aggiunte le emissioni fuggitive stimate in 52,41 tonnellate annue. Il sistema di raffreddamento è costituito da un circuito chiuso di acqua dolce che raffredda le apparecchiature di impianto e da un circuito aperto ad acqua di mare che raffredda l’acqua del circuito chiuso. Viene utilizzato un biocida composto da cloro e ammoniaca e l’acqua viene quindi resa al mare clorata e con un incremento termico massimo di 8° (medio di 4,8°).

 Nel giugno 2007 la società GNL Italia ha presentato un progetto denominato “Ammodernamento e adeguamento dell’impianto GNL di Panigaglia”. Il progetto in sintesi prevede di portare la capacità di rigassificazione a 8 miliardi di mc annui, modificare i serbatoi interrandoli parzialmente per portarli ad una capacità di 240.000 mc, posizionare una briccola a 48 m dalla testa dell’attuale pontile per permettere l’arrivo di metaniere da 145.000 mc, sostituire i quattro vaporizzatori con sei di più moderna tecnologia che consentirebbero di “abbattere” le emissioni a 166,2 tonnellate annue, costruire una centrale cogenerativa da 32 MW con camino alto 15 metri e del diametro di 3,2 metri, dragare la parte di Golfo antistante lo stabilimento, dalla punta del Tino fino alla punta del Fezzano (zona inserita nel sito di interesse nazionale di Pitelli) per un totale di 2.000.000 di metri cubi di materiale di scavo.

    Tutti i dati tecnici riportati sopra si leggono nel “Piano di ammodernamento” presentato dalla società. 

 Il Sistema Golfo, l’effetto domino e i rischi ambientali

   Dopo recenti accadimenti (pensiamo all’incidente di Viareggio del giugno 2009 o al C130 caduto a Pisa) è sempre più urgente il problema della sicurezza. Desideriamo sottolineare, se ancora ce ne fosse bisogno, la localizzazione dell’impianto e i rischi per la popolazione, rischi connessi sia alla sostanza trattata, sia a possibili atti terroristici, sia all’effetto domino.      

   L’impianto di rigassificazione della società GNL Italia è situato all’interno di un Golfo di modestissime dimensioni, densamente trafficato e abitato. Sul sistema Golfo insistono:

  •      il porto commerciale che continua a crescere e ha abbondantemente superato il milione di teus l’anno;
  •      il porto militare che, a detta dell’Ammiraglio Paoli, rimane una base strategica per la Marina Militare, pedina fondamentale nel nostro dispositivo di difesa. Nel porto militare attraccano anche unità a propulsione nucleare tanto che La Spezia è uno dei pochissimi porti italiani  in cui esiste un Piano di Emergenza Nucleare (del quale la popolazione non sa assolutamente nulla). Per la presenza dell’Arsenale Militare e della base del Varignano, il Golfo è spesso teatro di esercitazioni aeree con elicotteri della M.M.
  •      il balipedio della Marina Militare, presso Punta Castagna, nel quale si svolgono esercitazioni di tiro sia in galleria che da terra verso mare, nonché un poligono di tiro per le navi militari
  •      l’attività cantieristica concentrata soprattutto sulla sponda est del Golfo;
  •      le attività crocieristiche con l’arrivo di grandi navi da crociera che trasportano più di 60.000 passeggeri l’anno;
  •      le attività diportistiche che contano già oltre 4000 posti barca in porticcioli privati o in catenarie di associazioni o di Comuni, altri porticcioli sono in fase di ultimazione;
  •      le attività marittime collegate alla mitilicoltura, alla piscicoltura e alla pesca.

     L’avanzamento del pontile per ulteriori 50 metri e l’attracco di gasiere più grandi (145.000 m3 contro gli attuali 70.000) è quindi inconciliabile con l’intero sistema Golfo. L’ampliamento richiesto, con conseguente aumento delle dimensioni e del numero delle gasiere, che dovrebbero manovrare in uno spazio inadeguato, condizionerebbe in senso negativo la vita all’interno dell’intero Golfo, come espresso anche dalla Capitaneria di Porto e da Maridipart La Spezia.

    Per consentire l’attracco di tali super gasiere il progetto prevede di dragare una vasta area del Golfo, sia all’interno che all’esterno della diga foranea,  ma non chiarisce modalità di dragaggio, tecniche di raccolta, stoccaggio e smaltimento dei materiali dragati rinviando alle future procedure di legge in materia.

   Nel progetto si legge che “durante le operazioni di dragaggio e le attività necessarie all’adeguamento del pontile si potrebbe generare una torbidità dell’acqua nell’area circostante la zona di battitura dei pali dovuta ai materiali fini messi in sospensione e dispersi dalle correnti”. Ma che importa, “la vita marina è scarsa, non ci sono specie marine di pregio e le correnti sono mediamente deboli”, così si afferma nel piano. E gli impianti di itticoltura e di allevamento dei mitili? Le praterie di posidonia del fondale?

     Poco sotto si legge che “le operazioni di dragaggio comportano la rimozione di uno strato di sedimenti marini che varia da alcune decine di cm ad alcuni metri. Tale asportazione determina la completa rimozione della copertura vegetativa e la distruzione della maggior parte delle comunità bentoniche presenti nelle aree interessate direttamente dall’esecuzione dei dragaggi”.

    Le dimensioni del problema sono enormi sotto il profilo del rischio ambientale e sanitario, basti pensare che il materiale previsto dai dragaggi relativi all’ampliamento dell’area portuale ammonta a circa 800.000 mc., quindi con il progetto della GNL Italia si arriverà a movimentare circa 3.000.000 di mc di materiali inquinanti (classificabili in gran parte come rifiuti speciali pericolosi), la maggior parte dei quali all’interno di un golfo chiuso dalla diga foranea. Non dimentichiamo che l’intera area interna alla diga foranea del Golfo della Spezia, quindi anche parte dell’area oggetto del progetto di dragaggio della GNL Italia, è perimetrata all’interno del sito di bonifica nazionale di Pitelli, sito nel quale la bonifica è prioritaria rispetto a qualsiasi altro intervento.

     Ad aggravare la concentrazione di siti industriali ed inquinanti in uno spazio così ristretto come quello del Golfo, sono presenti nella Provincia della Spezia altri quattro stabilimenti classificati ad alto rischio e, a levante, una centrale termoelettrica, di proprietà ENEL, da 1,3 gigawatt che da sola produce il 5% dell’energia nazionale.

      La baia di Panigaglia non è un luogo isolato, come si può immaginare guardando foto sui giornali o immagini televisive in cui il campo è opportunamente ridotto, ma confina sia a destra che a sinistra con due baie densamente abitate tutto l’anno, i borghi del Fezzano, a 600 metri, e delle Grazie, a circa 1 Km, per un totale di quasi 3000 persone e, data la presenza di numerosi alberghi, bed & breakfast, seconde case e diportisti, la popolazione ha un notevole incremento nei mesi estivi e nei fine settimana.

     Nel raggio di 5 Km dall’impianto si trovano la città della Spezia, in fondo al golfo, con i suoi 94.000 abitanti, i borghi di Cadimare e di Marola con oltre 3000 abitanti, le frazioni collinari del comune della Spezia, il paese di San Terenzo nel comune di Lerici con i suoi  3000 abitanti, il paese di Porto Venere con circa 1000 abitanti, l’isola Palmaria e, subito fuori dal cerchio dei 5 Km, tutti i paesi delle Cinque Terre con i loro 4000  abitanti, Lerici, le isole del Tino e del Tinetto. Gli abitanti interessati sono quindi un totale di 110.000 circa, numero che, ripetiamo, aumenta notevolmente nel periodo estivo e nei fine settimana essendo la zona altamente turistica. L’area dello stabilimento confina inoltre con un sito SIC, il sito Porto Venere – Riomaggiore – San Benedetto, zone per la cui salvaguardia la Comunità Europea fissa regole ben precise. Tutte le Amministrazioni locali, Comuni, Provincia e Regione, hanno espresso parere contrario all’ampliamento ritenendo questo territorio già penalizzato e in notevole pericolo per la presenza dello stabilimento, purtroppo autorizzato nel 1966.
    
     Sottolineiamo ancora una volta che Porto Venere è stato dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità, è sito Unesco, Parco Regionale Naturale, Riserva Marina Protetta e confina con il Parco Nazionale delle 5 terre.

La strada SP530
      La zona in cui ha sede lo stabilimento GNL è servita da un’unica strada, la provinciale 530, l’antica napoleonica, stretta e tortuosa e soprattutto senza sbocco. La strada infatti unisce La Spezia con Porto Venere e lì termina ed è frequentata sia dai locali che da numerosi pullman e auto di turisti oltre ai mezzi militari che servono la base del Varignano nella quale,come abbiamo già detto, ha sede anche un balipedio. Tale strada è sovente interessata da incidenti che, come è recentemente accaduto, isolano le frazioni del Comune di Porto Venere e anche alcune frazioni del Comune della Spezia
   Secondo il Piano di Emergenza Esterna redatto dal gestore dello stabilimento, tratti di questa strada rientrano nelle zone di danno 2 e 3, ove sono possibili effetti gravi per le persone dovuti a “evaporazione da pozza” e “incendio da recipiente (tank fire)”. Ci preme sottolineare che tale Piano di Emergenza è già inadeguato relativamente allo stato attuale dell’impianto, come avevamo rilevato nelle Osservazioni presentate a firma “Cantieri dell’Urbanistica Partecipata del Comune di Porto Venere”, e non è stata predisposta alcuna  variazione nell’ipotesi di ampliamento dello stabilimento, così come invece prescrive la normativa vigente sull’autorizzazione di impianti a rischio. Relativamente a tale Piano poi non sono state ottemperate né la Direttiva Seveso né la Convenzione di Aårhus, che obbligano a puntuali e precise informazioni alla popolazione, e come prescrivono anche le Linee guida per l’informazione alla popolazione sul rischio industriale emanate dal Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel novembre 2006. Non è stato pubblicizzato il Piano di Emergenza Esterna, non sono mai state svolte esercitazioni con il coinvolgimento della popolazione che non conosce neppure i segnali di allarme cui dovrebbe rispondere.

Le navi gasiere
     Un pericolo rilevante è costituito dalle gasiere che, dopo aver costeggiato le isole Palmaria, Tino e Tinetto, siti SIC riconosciuti dalla Comunità Europea, entrano in Golfo dal varco di ponente della diga foranea, unico accesso al porto, e sono poi trainate da rimorchiatori per attraccare al pontile dello stabilimento. Date le ristrette dimensioni del Golfo non è possibile osservare nessuna distanza di sicurezza tra le gasiere ed altre imbarcazioni, come è invece prescritto, per esempio, dalla Guardia Costiera Americana, o dalla Ordinanza della Capitaneria di Chioggia per il rigassificatore off-shore di Rovigo. Ecco allora che le gasiere manovrano mentre in Golfo arriva o parte una nave porta-containers o una nave da crociera o mentre, a poche decine di metri da loro, operano Canadair ed elicotteri del servizio antincendio per il rifornimento di acqua.
  Il territorio circostante lo stabilimento GNL è infatti prevalentemente boschivo, ed è classificato dal Piano Regionale per la Difesa e la Conservazione del Patrimonio Boschivo della Regione Liguria ad alto rischio di incendio.
    Il potenziamento del rigassificatore comporterebbe inoltre rischi maggiori al pontile durante la manovra di attracco delle metaniere. Tali manovre infatti sono il momento più delicato, perché lungo il pontile sono disposte due tubazioni sempre piene di metano liquido.
    Le navi che potrebbero attraccare avrebbero una stazza di 2,2 volte le navi attuali ed una superficie d’impatto al vento (vela) di 2,4 volte; con un forte vento di scirocco, non raro in Golfo, le bitte del pontile non sarebbero sufficientemente resistenti alla spinta della nave per cui questa dovrebbe essere tenuta sempre in tiro con  rimorchiatori.
     Un incidente ipotizzabile, che non è stato preso in considerazione nell’Analisi dei rischi, è la collisione della nave o di un rimorchiatore contro il pontile con rottura delle tubazioni e sversamento in mare del metano liquido che, vaporizzando immediatamente per l’improvviso aumento di temperatura, produrrebbe almeno 600.000 m3 di gas infiammabile!

   Le navi gasiere poi, nonostante la tecnologia più moderna adottata da progettisti e costruttori, non sono immuni da rischi o incidenti così come testimonia l’articolo apparso sul numero di settembre 2009 di The Naval Architect alle pagine da 36 a 42. Il rischio preso in esame è il cosiddetto “incidente da sbattimento” che provoca deformazioni nei serbatoi di GNL con pericolo di fuoriuscite.

Il rischio attentati
     Molto forte è anche il rischio di attacchi terroristici, sia alla nave gasiera che all’impianto di rigassificazione.

    E’ ormai fatto noto e conclamato che gli impianti di rigassificazione sono considerati obiettivi sensibili contro i quali possono essere rivolti  atti terroristici. Vogliamo sottolineare come lo specchio acqueo antistante lo stabilimento non sia interdetto alla navigazione (come potrebbe in un golfo così piccolo e così trafficato?) ma sia accessibile a chiunque. Per la popolazione quindi al rischio incidente si somma anche il rischio attentato.

    La stessa Snam Rete Gas Spa, nel “Prospetto Informativo relativo all’Offerta Pubblica di vendita e sottoscrizione e all’ammissione a quotazione sul mercato telematico azionario organizzato e gestito dalla Borsa Italiana Spa delle azioni ordinarie” non fa mistero dei potenziali rischi connessi agli impianti di rigassificazione, anche se ne sottolinea esclusivamente l’aspetto economico: “Benché Snam Rete Gas Spa ritenga di svolgere la propria attività nel sostanziale  rispetto di leggi e regolamenti in materia di ambiente e sicurezza, il rischio di incorrere in oneri imprevisti e obblighi di risarcimento, ivi comprese le richieste di risarcimento dei danni a cose e persone, in tema di ambiente e sicurezza è connaturato alla gestione di gasdotti e di impianti di rigassificazione. Pertanto non è possibile escludere a priori che Snam Rete Gas Spa non sia in futuro tenuta a far fronte a oneri od obblighi di risarcimento… Non può escludersi il rischio che eventi di inquinamento ambientale causati da gasdotti e impianti di rigassificazione facciano sorgere… oneri od obblighi risarcitori”.  Né sfuggono a Snam Rete Gas Spa i rischi connessi ad eventuali atti terroristici. Sempre nello stesso documento si legge che “...eventuali attentati terroristici ai danni delle infrastrutture di Snam Rete Gas Spa potrebbero avere ripercussioni sulla situazione finanziaria e sui risultati economici anche considerando che la copertura assicurativa potrebbe essere insufficiente a coprire integralmente eventuali danni”.


Conclusioni
   Fatte le valutazioni di cui sopra sulla non compatibilità dell’impianto con l’ambiente circostante e sulla sua pericolosità, ci chiediamo come, in questo momento di forte calo della richiesta di gas, con nuovi rigassificatori inaugurati e/o in costruzione, con una rete di approvvigionamento via tubo sempre più in espansione e con progetti che eliminano il rischio “chiusura dei rubinetti” (pensiamo alla nuova tecnologia ENI per attraversare il Mar Caspio), quando l’Olanda rinuncia alla costruzione di un rigassificatore proprio per la congiuntura avversa, sia possibile sostenere l’idea di ampliare il rigassificatore di Panigaglia compromettendo, forse per sempre, il futuro, non solo turistico, dei nostri bellissimi luoghi.





Esercitazione GNL 2010


       La Prefettura della Spezia, con la società GNL Italia e con il Comune di Porto Venere, ha programmato un’esercitazione denominata GNL 2010 per testare il Piano di Emergenza Esterno del rigassificatore di Panigaglia. In questi giorni la stampa e l’Amministrazione Comunale di Porto Venere si sono soffermati solo sulle misure per limitare i disagi alla circolazione stradale.
       Ma ben altri sono gli adempimenti cui il Comune di Porto Venere dovrebbe ottemperare e che fino ad ora non ha messo in atto. Per esempio non ha mai espresso il parere di prevenzione sanitaria previsto dalla legge, non ha mai redatto la scheda informativa prevista dal Dlgs 334/1999, non ha mai applicato né le linee guida previste fin dal 2007 sull’informazione alla popolazione, né il Decreto del 24 luglio 2009 con il quale si fissano le procedure per la partecipazione del pubblico e dei dipendenti dell’impianto alla elaborazione del Piano di Emergenza Esterno per impianti classificati ad alto rischio come quello di Panigaglia.
       Il DPCM del 16/2/2007  prevede, tra le altre cose, che il Sindaco debba “pianificare la campagna informativa nelle due fasi:
- fase preventiva: in questa fase l’informazione è finalizzata a mettere ogni individuo nella condizione di conoscere il rischio a cui è esposto, i segnali dall’allarme e cessato allarme e i comportamenti da assumere durante l’emergenza;
- fase emergenza: durante l’emergenza l’informazione è finalizzata ad avvertire (con i sistemi d’allarme previsti) la popolazione dell’evento incidentale in atto e ad attivare i relativi comportamenti.”
       Il Piano di Emergenza Esterno del 2008 prevede che “per quanto concerne la popolazione presente nelle aree abitative limitrofe allo stabilimento, comunque esterne alle  tre zone descritte, potrebbero essere consigliati, ove le indicazioni fornite dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco lo facessero ritenere opportuno, i seguenti comportamenti di autoprotezione:
- permanere o portarsi all’interno dei fabbricati;
- chiudere le finestre e le porte;
- staccare gli impianti di condizionamento che aspirano aria esterna;
- stazionare nei locali ubicati in posizione contrapposta rispetto al deposito.”
       Quali sono i segnali d’allarme cui la popolazione deve rispondere? Di questo non è mai stata informata e neppure in questa occasione è coinvolta nell’esercitazione.
       La strada Provinciale SP 530 viene chiusa durante questa esercitazione per lasciare spazio all’accesso dei mezzi di soccorso. In realtà tratti di questa strada rientrano nelle zone di danno 2 e 3 ove sono possibili, sempre secondo il PEE, effetti gravi per le persone dovuti a “evaporazione da pozza” e “incendio da recipiente”.
       La popolazione non sa quale tipo di incidente verrà simulato durante l’esercitazione, quali conseguenze avrebbe sull’ambiente circostante e quali effetti potrebbero ricadere su di lei, l’unica informazione che le è stata data è l’orario del trasporto marittimo che dovrà supplire la chiusura della strada.
       Del resto, il PEE prende in considerazione solo eventuali malfunzionamenti dell’impianto e danni con un limitato raggio d’azione. Non prende in nessuna considerazione, per esempio, il pericolo rilevante costituito dalle navi gasiere che entrano in Golfo senza che sia possibile far osservare nessuna distanza di sicurezza tra le gasiere ed altre imbarcazioni, navi porta-containers, navi da crociera, imbarcazioni private, come è invece prescritto, per esempio, dalla Guardia Costiera Americana, o dalla Ordinanza della Capitaneria di Chioggia per il rigassificatore off-shore di Rovigo. Per non parlare della mancata considerazione, nell’analisi dei rischi, della collisione della nave o di un rimorchiatore contro il pontile, con rottura delle tubazioni e sversamento in mare del metano liquido che, vaporizzando immediatamente per l’improvviso aumento della temperatura, produrrebbe centinaia di migliaia di metri cubi di gas infiammabile.
       Le navi gasiere poi, nonostante la tecnologia più moderna adottata da progettisti e costruttori, non sono immuni da rischi o incidenti così come testimonia l’articolo apparso sul numero di settembre 2009 di The Naval Architect. Il rischio preso in esame è il cosiddetto “incidente da sbattimento” che provoca deformazioni nei serbatoi di GNL con pericolo di fuoriuscite.
       Molto forte è anche il rischio di attacchi terroristici, sia alla nave gasiera che all’impianto di rigassificazione. E’ ormai conclamato che gli impianti di GNL sono tra gli obiettivi più attraenti per i terroristi e le compagnie di assicurazione scrivono nei loro rapporti che “anche le gasiere, sia in mare che nei porti costituiscono evidenti bersagli” e ancora “Gli specialisti riconoscono che un attacco terroristico ad una gasiera di GNL potrebbe avere la forza di una piccola esplosione nucleare”.
       Molti sono i testimoni oculari della facilità con cui imbarcazioni private violano sistematicamente la fascia di rispetto dello stabilimento senza che di fatto ci siano sistemi operativi in grado di impedire tali comportamenti. Per non parlare di come sia altrettanto facile introdurre e conservare nello stabilimento (è cronaca recente) cose che nulla hanno a che vedere con l’attività di rigassificazione.
       Questi, ed altri ancora, sono i rischi connessi alla presenza del rigassificatore e chiediamo che venga data alla popolazione potenzialmente interessata al rischio di incidente (quindi non solo quella del Comune di Porto Venere) un’informazione dettagliata e completa così come previsto dalla normativa vigente.
       C’è un ultimo aspetto che le Associazioni e i Comitati considerano fondamentale. Il 25 luglio 1994 venne firmato un Protocollo di Intesa  che termina con la frase: “Rimane ferma la prosecuzione del confronto globale tra SNAM e Comune sui tempi e modi di dismissione dell’impianto costituendo il presente atto una prima fase della complessiva trattativa”.
       Questo Protocollo di Intesa rispettava e applicava le disposizioni della Regione Liguria: la trasformazione sarebbe avvenuta con una dismissione graduale, sarebbe stata finalizzata a portare il sito ad una destinazione diversa, in un periodo di X anni si sarebbe dovuti andare ad un travaso graduale dalle attività “metano” a quelle “extra metano”.
       Il Protocollo  non è un atto privato, personale, di chi lo ha materialmente firmato ma è un atto  sottoscritto dalla Regione Liguria, dal Comune di Porto Venere, dal Ministero LL.PP (in qualsiasi cosa sia stato negli anni trasformato) e dalla Società SNAM (o GNL  che dir si voglia).
       Chiediamo che l’Amministrazione Comunale e la Regione Liguria esigano con forza il rispetto di questi accordi.

Associazione Culturale Posidonia
Comitato Ambientale di Salvaguardia delle Grazie
VAS Circolo di Porto Venere



23 maggio 2010