mercoledì 5 luglio 2017

Palmaria, bene comune da preservare


In data 10/10/2016 l’Associazione Posidonia ha inviato formale richiesta di partecipazione al Tavolo Tecnico costituito per dare attuazione alla dismissione di beni del Demanio Militare sull’isola Palmaria. Ne abbiamo scritto QUI e QUI
L’Associazione Posidonia ha quindi elaborato il documento qui di seguito che esprime la propria visione sull’isola Palmaria e sugli scenari che potrebbero configurarsi a seguito della dismissione di tali beni e loro passaggio nella disponibilità del Comune di Porto Venere.
Questo documento è stato inviato alla Regione Liguria, al Comune di Porto Venere, al Ministero della Difesa e al Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per la Liguria, Enti che compongono il Tavolo Tecnico e ai quali confidiamo di poterlo illustrare in una apposita seduta


Sullo schema metodologico procedurale per l’attuazione del Tavolo Tecnico



Dobbiamo innanzitutto esprimere la nostra sorpresa e contrarietà rispetto al percorso che si sta seguendo per l’attuazione del Tavolo Tecnico.

Nella Deliberazione n. 24 del 8/6/2016 del Consiglio Comunale di Porto Venere e nella successiva Delibera di Giunta n. 173 del 12/8/2016 è scritto che “il Tavolo Tecnico nella gestione dei lavori relativi all’”Agenda” curerà, attraverso la definizione di linee guida metodologiche, la definizione di un percorso di comunicazione ad ampio respiro e l’attivazione di un processo di partecipazione fino alle fasi attuative del Programma”.

Un processo di partecipazione, per essere tale, deve prevedere il coinvolgimento di tutti i cittadini interessati, riuniti o meno in associazioni, che devono, dopo ricerche, analisi, discussioni, costruzione di vari scenari, esplicitare e motivare la loro visione sul territorio in esame, in questo caso sull’isola Palmaria. Le risultanze di questo lavoro dovrebbero poi essere la base di un concorso di idee per individuare il progettista cui affidare l’incarico.

Qui si sta procedendo alla rovescia: si è dato l’incarico di elaborare il Master Plan ad uno studio tecnico senza aver neppure iniziato il percorso di partecipazione, e solo ora ai cittadini viene richiesto di esprimersi. O si tratta solo di comunicazioni dal Tavolo ai cittadini?

Vogliamo sottolineare che comunicare non è partecipare, questo progetto manca già di una gamba fondamentale, i cittadini che vivono questo ambiente e sui quali ricadranno le conseguenze delle scelte fatte.

Anche dal punto di vista della trasparenza il Programma di Valorizzazione dell’isola Palmaria ha avuto una partenza falsa: non sappiamo quali direttive sono state date alla studio Kipar, non sappiamo se il Tavolo Tecnico si è riunito (avrebbe dovuto farlo una volta al mese) e con quali risultati, così come non sappiamo nulla di eventuali riunioni della Cabina di regia, che dovrebbe riunirsi “almeno ogni tre mesi”. Non sappiamo nulla neppure della natura dell’incarico dato a chi dovrà curare i rapporti tra Tavolo e cittadini.

Noi speriamo che non si tratti di mera comunicazione in un solo verso, dal Tavolo ai cittadini, perché questo sarebbe solo veicolare decisioni già prese, ma che ci sia la reale volontà di ascoltare e prendere in considerazione i desideri e la visione dei cittadini.

Con questa speranza abbiamo steso il documento che segue che illustra la visione dell’Associazione Posidonia sull’isola Palmaria.






Premessa



E’ nostra convinzione che le Associazioni e i cittadini debbano esprimere indicazioni, presentare una visione complessiva del territorio e del suo futuro, fornire linee guida di intervento ma non presentare progetti specifici e particolareggiati. Questo rimane compito del progettista che, sentiti i cittadini, darà forma alle loro indicazioni.

Il compito di Associazioni e cittadini dovrebbe essere quello di raccontare il territorio e il proprio ambiente di vita individuandone i punti di forza e i punti di debolezza, dare indicazioni il più possibile vincolanti perché si mantengano i primi e si superino i secondi. E soprattutto è compito dei cittadini vigilare perché non si compiano interventi snaturanti o non rispettosi né dell’ambiente né del quadro normativo di riferimento.



Il documento che presentiamo al Tavolo Tecnico costituito per l’attuazione del Protocollo d’Intesa per la valorizzazione dell’Isola Palmaria è stato costruito intorno a un dato di fatto essenziale: Palmaria è Parco Naturale, Area Marina Protetta e Sito Unesco e è nostra convinzione che le peculiarità che le hanno consentito questi riconoscimenti e inserimenti vadano preservate e consolidate.

Questo documento esamina non solo gli aspetti legati alla dismissione di beni militari ma si pone come obiettivo far emergere una visione complessiva dell’isola in cui tali beni sono inseriti fornendo per ogni aspetto esaminato suggerimenti e indicazioni in una prospettiva di tutela e conservazione del bene comune Palmaria a beneficio nostro e delle generazioni future.




Considerazioni generali



Perché il bene Palmaria possa mantenere la sua attrattività non deve essere snaturato né piano piano eroso con interventi pesanti.

La dismissione di beni del demanio militare e il passaggio della proprietà al Comune di Porto Venere segna sicuramente un momento importante per l’isola e una straordinaria opportunità a condizione che si mettano in atto comportamenti e azioni nel segno della tutela e della sostenibilità ambientale. Palmaria deve mantenere intatta la sua natura, le sue coste, la spettacolarità del suo paesaggio, i suoi odori, i suoi colori, la tranquillità che vi si gode anche in estate a solo pochi passi dalla riva; in poche parole la sua vocazione è e deve rimanere fortemente naturalistica.



Preciseremo due linee strategiche intersecantesi tra loro. La prima è volta alla tutela e valorizzazione del paesaggio, alla difesa della biodiversità, la tutela degli habitat nonché la conservazione del patrimonio insediativo storico e culturale. La seconda si riferisce alla promozione della fruizione sociale, turistica, culturale, educativa in forme sostenibili che da una lato possono offrire prospettive di sviluppo anche economico per gli abitanti, dall’altro favoriscono la manutenzione del territorio e la conservazione delle risorse naturali e culturali che fanno della Palmaria un ambiente di vita unico, territorio di continue scoperte e i cui valori devono essere messi in evidenza, preservati e amati per essere trasmessi alle future generazioni.

E’ indispensabile che si crei una sinergia di azioni e di intenti tra tutti i soggetti interessati, a partire dagli abitanti, la ProLoco, gli operatori economici, le associazioni e, non ultimo, il Parco che dovrebbe assumere il ruolo di capofila e di coordinatore scientifico.




Centralità dei residenti



Quanto scritto sopra e quanto scriveremo nei prossimi paragrafi ha senso solo in una visione globale dell’isola che ne preveda il mantenimento il più possibile pubblico. Ciò che consideriamo negativo e distruttivo per l’isola è la vendita “a spezzatino”, cioè il considerare ogni singolo immobile oggetto di dismissione come a sé stante e non inserito in un ambiente unico.

Vogliamo ancora sottolineare che ogni intervento sull’isola non può e non deve prescindere dalla partecipazione attiva degli abitanti che non devono essere solo consultati o essere considerati come gli esecutori o gli spettatori passivi di un programma preconfezionato.




Servizi ai residenti



Ovviamente vanno previsti per gli abitanti tutti quegli interventi (acqua, rete elettrica, raccolta rifiuti, trasporti, ecc.) che possono facilitare e magari incentivare la permanenza sull’isola.

A questo proposito occorrerà fare la massima attenzione a che non si ripetano gli interventi pesanti e condotti con metodologie assolutamente poco rispettose che sono stati realizzati dopo l’abbattimento dello Scheletrone facendo finta di attuare quello che ormai possiamo chiamare il primo progetto Kipar.




Turismo sostenibile



Per illustrare la nostra idea di turismo ci rifacciamo alla Carta Europea per un turismo sostenibile nelle Aree Protette (CETS) che ha come obiettivi fondamentali “Aumentare la conoscenza e il sostegno per le aree protette europee come parte fondamentale del nostro patrimonio, da preservare per la fruizione delle generazioni attuali e quelle a venire; migliorare lo sviluppo sostenibile e la gestione del turismo nelle aree protette, rispettando i bisogni dell’ambiente, dei residenti, delle imprese locali e dei visitatori”.

La Carta enuncia poi dieci principi. Senza entrare ora nei dettagli ne vogliamo però sottolineare alcuni:

- tutelare e migliorare il patrimonio naturale e culturale dell’area, attraverso il turismo, ma al contempo proteggere l’area da uno sviluppo turistico inappropriato

- garantire ai visitatori un elevato livello di qualità in tutte le fasi della loro visita

- comunicare efficacemente ai visitatori le caratteristiche proprie ed uniche dell’area

- incoraggiare prodotti turistici specifici che aiutino a conoscere e scoprire il territorio

Il primo elemento elencato dalla carta per attuare gli obiettivi fondamentali è la “collaborazione tra tutte le parti interessate”, elemento che riteniamo molto importante e indispensabile a ogni altra azione che si voglia mettere in atto sul territorio per l’individuazione di una strategia comune e l’elaborazione di un piano d’azione.



L’isola Palmaria è molto vicina alla terra ferma, facilmente raggiungibile, e questo ha pregi e difetti; un difetto è sicuramente l’eccessivo, a volte quasi insostenibile, numero di bagnanti e escursionisti che sbarcano sull’isola e si concentrano lungo la costa oppure privilegiano un unico sentiero, quello che fa il periplo dell’isola.

Questo modello di turismo può essere fortemente distruttivo poiché considera il territorio semplicemente oggetto di consumo, e porta all’unico risultato di esperire i luoghi in modo superficiale e monocorde. La tipologia più diffusa di turista è attualmente quella di semplice “consumatore di luoghi” e se da un lato non si può pensare di cancellare questo turismo giornaliero é però indispensabile pensare anche a un modello di accoglienza diverso, che apra la strada ad un turismo attento e consapevole, un turista/ospite che si arricchisce nella relazione con il territorio e i suoi abitanti e che al termine della visita porterà con sé un ricordo personale, non standardizzato, e una accresciuta conoscenza del luogo.

Si deve pensare a un modello di accoglienza che potremmo definire di “ospitalità diffusa” sia coinvolgendo gli abitanti che attraverso il recupero di alcuni immobili dismessi. Da tempo gli abitanti affittano, specialmente durante la stagione estiva; quello che stiamo prospettando non è quindi una novità se non nella creazione di uno standard di qualità frutto di accordo tra gli stessi abitanti che offra loro vantaggi economici senza alterare gli equilibri dell’ambiente e del territorio ma anzi preservandolo e arricchendolo.

La domanda fondamentale è: quale ricchezza, non solo da un punto di vista economico ma anche di relazione e conoscenza, porta il turista consapevole e che cosa la comunità gli restituisce?



Molto importante è quanto sta facendo l’associazione Dalla parte dei forti che con le visite guidate alle fortificazioni presenti sull’isola risponde proprio a quanto indicato dalla Carta.

A queste iniziative potranno aggiungersene altre di carattere culturale, teatrale, letterario, naturalistico, ecc. con la collaborazione di altre Associazioni.

Accanto alla fruizione naturalistica, escursionistica, culturale, è possibile prevedere anche quella di carattere sportivo avendo la massima cura nel selezionare quali attività sono compatibili con il parco e quali no. Per esempio, una attività di cicloturismo dovrebbe essere meglio regolamentata (o forse proprio evitata): così come è stata realizzata finora porta danni e manomissioni ai sentieri, abbandono di rifiuti e in generale crea una occupazione pesante e difficilmente sopportabile dall’ambiente.

Quelle che sono invece auspicabili sono manifestazioni che riescano a mettere in collegamento gli operatori dello sport con quelli dell’ambiente e questo è possibile solo con la “collaborazione tra tutte le parti interessate”, come specifica la Carta Europea, in ogni fase dell’evento, dalla progettazione alla realizzazione.



La Palmaria è prima di tutto Parco, quindi è indispensabile coniugare l’attività turistica e di svago con i valori di un Parco.

Riuscire a preservare i luoghi naturali anche accogliendo un gran numero di visitatori resta un’importante sfida da perseguire.



Biodiversità e ricchezza della flora. Potenziamento delle attività di monitoraggio e delle ricerche scientifiche del Parco


Non è nostro compito né nostra intenzione inoltrarci in una trattazione botanica. Nello spirito dichiarato di fornire una visione complessiva dell’isola che eviti interventi spezzettati, desideriamo segnalare alcune emergenze floristiche che rendono il suo paesaggio molto importante sia da un punto di vista scientifico e didattico che per il godimento del visitatore.



Il carattere della flora presente sull’isola Palmaria è tipicamente mediterraneo con basso indice di endemismo, cosa che testimonia la recente separazione dell’isola dalla terraferma. Tra le specie endemiche spicca Centaurea veneris, esclusiva del promontorio di Porto Venere e delle isole. Fiorisce sui costoni rocciosi a mare aperto e sulla terraferma sotto il Muzzerone. Molto apprezzate sono anche le piccole, minuscole orchidee selvatiche che si incontrano lungo i sentieri.

Altri arbusti interessanti, soprattutto dal punto di vista fitogeografico, sono Cistus incanus, Euphorbia dendroides, Campanula medium, per citare i più comuni; molto diffuse sono anche le piante aromatiche quali il timo, il rosmarino, il mirto. La diffusione di queste piante offre ai frequentatori dell’isola un’immersione in colori e profumi che rendono la visita indimenticabile.



Il bosco, che copre principalmente la parte a nord e a est dell’isola, è formato quasi esclusivamente da pini, lecci e roverella e è intervallato con zone a macchia, testimonianza del passaggio del fuoco.

Sulla sommità dell’isola, proprio accanto a uno degli immobili in dismissione che da lui prende il nome, si ammira una albero monumentale, un pino domestico alto poco meno di 20 metri, della presunta età di 100 anni. Ha una chioma imponente scolpita dai venti salmastri e una caratteristica forma policormica, con più tronchi, che si discosta dall'architettura tipica della specie. Questo albero costituisce elemento caratteristico del paesaggio dell'Isola Palmaria, domina i suoi boschi ed è ben visibile da Porto Venere.



Purtroppo non solo gli incendi rappresentano un pericolo per la flora dell’isola ma anche l’inserimento di specie non congrue e la presenza di animali: alcuni come i conigli presenti ormai da lungo tempo, altri, come le capre, inserite in anni recenti, complicano la sopravvivenza di alcune specie botaniche.



Da qualche anno il Parco ha creato nelle vicinanze del CEA un Orto botanico che, insieme alla Stanza dei suoni collocata nella Torre Umberto I, è oggetto di visite guidate rivolte sia alle scuole che a visitatori adulti. Tali iniziative rientrano nel programma di Educazione Ambientale messo in atto dal Parco finalizzato a diffondere la cultura dello sviluppo sostenibile e responsabile, tramite la conoscenza e la valorizzazione del territorio.

L’orto botanico e le attività didattiche del Parco devono essere mantenute e potenziate senza per questo dimenticare il valore naturalistico dell’isola nel suo complesso: tutta l’isola è un giardino botanico che deve essere preservato così come è, protetto dal degrado e dall’inserimento di specie non congrue.

In particolare la struttura del CEA si presta alla realizzazione di campi residenziali sia per ragazzi che per adulti, i quali, attraverso la piena immersione in natura e la realizzazione di esperienze appositamente predisposte, possono valorizzare al massimo i caratteri dell’isola fin qui descritti.



La Palmaria non ha emergenze faunistiche, l’unico endemismo presente nell’arcipelago è il tarantolino, il più piccolo geco europeo, che si trova però sulle isole del Tino e del Tinetto. Tra gli uccelli ricordiamo il gheppio, il falco pellegrino, il corvo imperiale, il cormorano e una delle maggiori colonie nel Mar Ligure di gabbiani reali.

Tra i Progetti ospitati dal CEA della Palmaria viene portato avanti da ormai quasi venti anni il Progetto Piccole Isole per lo studio e il monitoraggio dei migratori, a cura dell'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica.

Tutte queste importanti attività del Parco contribuiscono a rendere l’isola conosciuta, amata e rispettata. Gli abitanti e la ProLoco Palmaria dovrebbero esercitare una funzione di sorveglianza e controllo per il mantenimento in buono stato di questi siti, operando quale presidio di tutela ambientale per evitare situazioni di degrado nell’isola.




Sentieri e cartellonistica



I sentieri che percorrono l’isola Palmaria non sono solo quelli di origine militare, ci sono sentieri interpoderali, sentieri nati come “scorciatoie”, ecc. e tutti, devono essere mantenuti pubblici, percorribili e segnati. Purtroppo anche sull’isola, come sul promontorio di Porto Venere, ci sono sentieri che sono stati privatizzati e ne è impedito l’accesso che deve al più presto essere ripristinato.

Con la collaborazione della Pro Loco Palmaria, dell’associazione Dalla parte di forti e di altre associazioni dovrebbero essere indicate per ogni sentiero in appositi cartelli non solo le informazioni di cui alla normativa regionale in materia, ma anche le sue peculiarità e possibilmente la sua storia e il perché della sua apertura.

Sono necessari quindi un certo numero di cartelli ma, poiché anche la cartellonistica può essere invasiva, sarebbe bene creare uno stile, mantenuto in tutta l’isola, che sia di minimo impatto visivo. E’ indispensabile porre fine, non solo nella segnaletica ma anche nella manutenzione dei sentieri, al sovrapporsi di interventi da parte di varie associazioni spesso in contrasto tra loro. (Vedi Mangiatrekking e CAI per esempio).

La segnalazione con apposita cartellonistica vale anche per punti panoramici, punti di osservazione per il bird-watching, emergenze floristico-vegetazionali, faunistiche, morfologiche, ecc.

Una parte naturalisticamente e storicamente importante dell’isola è il Pozzale dove rimangono molto evidenti i segni della cava. Al pari delle fortificazioni anche questa ha un valore testimoniale e quindi dovrebbero esserle riservate visite guidate e apposita cartellonistica.

Per realizzare tutto questo riteniamo che il Parco possa accedere a finanziamenti europei presentando appositi progetti.

La sorveglianza e il mantenimento in funzione sia della percorribilità dei sentieri che di queste strutture dovrebbe essere affidata con apposita convenzione alla locale ProLoco che potrà avvalersi della collaborazione di Associazioni qualificate.




Possibile vendita di alcuni beni dismessi


E’ nostra convinzione oltre che nostro desiderio che tutti i beni dismessi dal Demanio debbano rimanere di proprietà e uso pubblico, come del resto avrebbero dovuto essere finora visto il significato del termine “demanio”.

Nel caso specifico ci rendiamo conto realisticamente di quanto sia utopistico prevedere il mantenimento della proprietà collettiva per tutti i beni in dismissione. E’ possibile però prevedere vendite “sub condicione” così come accade per palazzi storici di città d’arte, palazzi che sono sottoposti a vincoli dalle soprintendenze. L’acquisizione del bene cioè dovrebbe essere regolata, oltre che dai dettati del Parco, del Comune e del Piano Casa, anche da particolari vincoli pensati per l’isola: non deve essere concessa nessuna nuova edificazione, nessuna possibilità di ampliamento, nessun cambio d’uso, le ristrutturazioni devono essere eseguite in modo sostenibile e rispettoso del luogo e della sua storia (vedi paragrafi successivi).




Ipotesi di utilizzo degli immobili che rimangono di proprietà pubblica



Ipotizziamo per gli immobili che rimangono di proprietà pubblica un utilizzo coerente con le considerazioni generali espresse sopra.

Indichiamo come esempio alcune attività che possono essere ospitate negli immobili dismessi e ristrutturati. Pensiamo principalmente agli immobili della zona Terrizzo che è il punto principale di accesso all’isola senza per questo dimenticare gli immobili del Pozzale: punto di accoglienza e sensibilizzazione turisti, vendita cartine e opuscoli, vendita prodotti del mare, degli orti e oggetti in portoro, sede ProLoco, centro accoglienza per le scuole, punto ristoro, ostello sede staccata del CEA, sede della Protezione Civile, antincendio, punto di primo soccorso.

Non ultimo, oltre ai locali allestiti dall’Associazione Dalla parte dei forti all’interno della Torre Umberto I per documentare con foto e video la storia delle strutture “ex belliche”, riteniamo di grande importanza prevedere la creazione di un centro di documentazione storica e naturalistica che, con una esposizione permanente di foto storiche e la proiezione di video, offra ai turisti la possibilità di essere avviati alla conoscenza degli aspetti della storia dell’isola, della sua formazione geologica, delle prime presenze umane e delle attività che vi avevano sede: le stratificazioni rocciose, la grotta dei colombi, le cave, le emergenze botaniche, le coltivazioni, la salagione delle acciughe, ecc.




Ristrutturazione degli edificati



Sia per i beni ceduti a privati che per quelli che rimangono a proprietà e uso pubblico si deve prevedere l’obbligo di una ristrutturazione sostenibile e ciò non solo per salvaguardare la salute ma anche per evitare gli sprechi e ridurre le fonti di inquinamento nel rispetto dell’ambiente. Vanno privilegiati quindi i materiali per la bioedilizia che hanno anche proprietà termico-isolanti. Dovrebbe essere prevista l’autosufficienza energetica mediante l’uso di pannelli solari che oggi si possono dissimulare facilmente. La produzione di elettricità da fonti alternative potrebbe rendere inutile il collegamento dell’isola alla rete gas.

Molto importante nell’isola è il risparmio idrico, quindi divieto di qualsiasi tipo di piscina, mentre deve essere previsto il recupero dell’acqua piovana per usi non potabili, per esempio WC, lavatrici o impianti d’irrigazione.

Per ogni abitazione o servizio sull’isola deve essere prevista la fitodepurazione.

Questi e altri piccoli accorgimenti possono contribuire a salvaguardare l’ambiente e nella fattispecie l’isola Palmaria




Memoria storica



L’isola Palmaria come tutto il territorio di Porto Venere è ricca di grotte (da cui molto probabilmente deriva il nome dell’isola) specialmente nelle alte falesie che caratterizzano il versante occidentale. Proprio qui è stata scoperta e esplorata per la prima volta nel 1869 da Giovanni Capellini la “grotta dei colombi”, unica grotta non marina dell’isola. Questa grotta, situata ad una altezza di una trentina di metri dalla superficie del mare, è stata abitata nel Paleolitico Superiore e utilizzata successivamente come sepolcreto nel Neolitico. Al suo interno sono stati rinvenuti oggetti di uso quotidiano, armi per la caccia e ossa fossilizzate di animali che vivono abitualmente nelle zone fredde e glaciali.

Queste notizie dovrebbero trovare spazio nel Centro di documentazione storica e naturalistica con esposizioni permanenti di fotografie mentre, per gli oggetti rinvenuti a attualmente conservati al Museo della Spezia, si possono prevedere esposizioni temporanee.



Sull’esame dei beni “ex bellici” e sul loro utilizzo a fini turistici e culturali rimandiamo alla relazione presentata dall’Associazione Dalla parte dei forti, relazione che condividiamo. Chiediamo con loro che venga previsto per tutti questi beni, forti e batterie, il mantenimento della proprietà collettiva, condizione fondamentale perché non vada disperso un patrimonio storico e culturale di grande valore.




Area Marina Protetta. Traffico marittimo e approdi



La fascia di mare che circonda l’isola Palmaria, da Punta Secca al Pozzale passando per mare aperto, e le isole del Tino e del Tinetto è Area Marina Protetta dichiarata tale per la particolarità degli habitat e la ricchezza delle emergenze biologiche presenti. In questa area sono presenti varie tipologie di fondali, grotte, una ricca presenza di gorgonie e madrepore nonché molte specie protette presenti tra le alghe, le spugne, i molluschi, i crostacei ed i pesci. La piccola prateria di Posidonia oceanica presente nel canale di Porto Venere, oltre a essere essa stessa una peculiarità e una ricchezza, offre cibo e rifugio a una grande quantità di organismi marini e pesci come il tordo (Labrus viridis), il pesce ago (Syngnathus acus), il cavalluccio marino (Hippocampus ramulosus), il sarago sparaglione (Diplodus annularis).

In questa area il Parco sta conducendo importanti ricerche e attività didattiche che permettono ai ragazzi delle scuole di avvicinarsi non solo alla conoscenza degli organismi marini ma soprattutto di apprendere i corretti comportamenti in mare nonché le principali tecniche di monitoraggio



All’interno di questa fascia valgono, e auspichiamo rimangano, le prescrizioni del Parco di Porto Venere in particolare quelle che regolamentano la velocità delle imbarcazioni, l’accesso e l’ancoraggio.

In generale l’accesso a tutta la fascia marina intorno alle tre isole, quindi anche in quella non compresa nell’Area Marina Protetta, dovrebbe essere riservato a imbarcazioni dotate di contenitori per le acque nere. Questa prescrizione, oltre a promuovere le buone pratiche di diporto, favorirebbe l’utilizzo dei sistemi di gestione delle acque sui battelli in tutta l’area marina e anche nell’adiacente Parco delle 5 terre.

Particolare attenzione va posta alla realizzazione di nuovi pontili al Terrizzo che, seppure devono soddisfare le reali esigenze dei residenti, non devono però trasformare la baia in una distesa di barche togliendo così spazio alla balneazione e al godimento visivo del mare.

E’ ovviamente esclusa in questa nostra visione la creazione di nuovi attracchi e nuovi pontili in qualsiasi altra parte dell’isola, da Punta Secca al Terrizzo, da Punta della Scuola a Capo dell’isola, escludendo quindi totalmente, oltre alle zone già comprese nell’Area Marina Protetta, Cala Schenello, Cala Fornace e Cala Pozzale.




Attività economiche. Creazione di un marchio Palmaria



Oltre all’accoglienza del turista di cui abbiamo trattato in un paragrafo precedente ci sono altre possibili attività economiche che possono portare introiti per il Parco e per gli abitanti. Pensiamo per esempio a piccole attività commerciali, dalla vendita di prodotti del territorio e del mare (nelle immediate vicinanze dell’isola ci sono già coltivazioni di muscoli e ostriche) agli oggetti in portoro.

Si può prevedere, in alcune zone dell’isola, limitate e accuratamente individuate da un naturalista, la coltivazione di piante officinali e aromatiche da utilizzare poi per preparazioni cosmetiche, alimentari, erboristiche.

Queste coltivazioni e lavorazioni creerebbero lavoro non solo per gli abitanti ma anche per cooperative di giovani del territorio.

Per meglio identificare le attività offerte pensiamo sia necessario creare un marchio commerciale che valorizzi i prodotti e i servizi del territorio di cui si possano fregiare le imprese che corrispondono ai valori del Parco, cioè tutte quelle che mettono in atto pratiche sostenibili nell’esercizio delle loro funzioni. A questo scopo devono essere stilati dei regolamenti d’uso di categoria corrispondenti ai prodotti e ai servizi erogati (prodotti del territorio, artigianato, servizi turistici, ospitalità, ecc.).

Questo marchio commerciale diventa il simbolo dell’impegno di tutti coloro che propongono attività sull’isola con l’ambizione di valorizzare i loro prodotti e servizi. Simbolo dell’impegno nel rispetto dell’ambiente e della tutela del territorio, portatore di un messaggio solidale perché, privilegiando l’economia locale, diventa per il consumatore un segno di fiducia e di appartenenza.

Conclusioni


L’isola Palmaria è ricca di paesaggi e di una natura eccezionali, di storia e di cultura, un patrimonio prezioso che deve essere condiviso con tutti e soprattutto preservato per essere trasmesso alle generazioni future.

Deve quindi essere perseguito come obiettivo prioritario il mantenimento della proprietà collettiva favorendo la percezione dell’isola come bene comune.



Nell’eventualità, già esaminata, che un numero molto ridotto di beni debba essere venduto a privati, chiediamo che le vendite abbiano inizio in una fase successiva rispetto alla progettazione e questo affinché il privato potenzialmente interessato a investire sull’isola si metta in gioco conoscendo i vincoli imposti dal Masterplan. Potrebbe esserci in caso contrario il rischio, assolutamente da non correre, che siano gli investitori a guidare la progettazione verso i propri scopi.



Palmaria deve conservare la sua vegetazione spontanea e le sue coste intatte; gli interventi, molto leggeri, che ne agevolano la fruizione turistica vanno pensati all’interno di una visione dell’isola complessiva e non parcellizzata.

Come ha scritto l’Unesco, Palmaria deve continuare a "essere un esempio eminente dell'interazione umana con l'ambiente".



Associazione Culturale di Promozione Sociale POSIDONIA








Le Grazie giugno 2017









In questo testo idee e suggestioni da

- Parco Naturale Regionale di Porto Venere

- Carta Europea per un turismo sostenibile nelle Aree Protette

- Carta del Parco di Port Cros Porquerolles

- Mariotti, L’isola Palmaria. Stato attuale e proposte per un miglioramento ambientale

- Parco Naturale Arcipelago Toscano. Rapporto diagnostico

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